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Adolescenti, sesso e internet



Essere adolescente è passeggiare su un filo, in bilico tra continuità e rottura, attraversando turbolenze che spingono un po’da una parte un po’ dall’altra per arrivare a definire la propria identità e fare ingresso nel mondo degli adulti.

Il nucleo familiare risente delle spinte centrifughe che l’adolescente introduce e che costringono a rivisitare un equilibrio che ormai “non funziona più”, rimettendo in discussione e ridefinendo regole e confini che fino a poco tempo prima erano perfettamente rodati.

Quando i bambini diventano adolescenti, cambiano le dinamiche familiari, cambiano i rapporti con le figure educative e cambiano le dinamiche di gruppo: le relazioni vengono messe alla prova e i confini spesso assediati.

Gli adolescenti iniziano ad investire molto di più al di fuori della famiglia, stringono legami con i pari, che diventano fonte di ispirazione e di conferme. Si affaccia il concetto di relazione amorosa, con le prime vere cotte e i primi innamoramenti. Le modificazioni somatiche e ormonali aprono alla possibilità di compiere esperienze sessuali e al contempo spingono ad elaborare una nuova immagine di sé che può essere più o meno accettata.

Lo sviluppo sessuale a volte non procede di pari passo con lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale: i ragazzi, nella fase adolescenziale, rischiano di compiere esperienze precoci, sotto la pressione delle modifiche corporee e delle insicurezze che ne derivano, “mettendosi alla prova” senza una reale consapevolezza che li aiuti a comprendere cosa sta accadendo e vivere serenamente la sessualità.

Il bisogno di essere accettati e di aderire a determinati modelli sociali, vissuto sperimentato da ogni adolescente, esercita sicuramente un grosso impatto anche in questo, soprattutto in una cultura in cui una sovraesposizione ad immagini sessualizzanti e sessuali è accettata, mentre

l’aperto dialogo sulla sessualità è ancora purtroppo tabù.


ADOLESCENTI E USO DI INTERNET




La settimana scorsa abbiamo considerato l’effetto della DAD (se ve lo siete perso, recuperatelo: Ansia da Dad)valutando l’impatto che questa esercita sul mondo relazionale dei ragazzi.

Il web si è imposto prepotentemente nella nostra quotidianità, perché permette di soddisfare una serie di bisogni: attraverso internet è possibile apprendere, ma anche comunicare (social network), divertirsi (giochi online), espandere la propria rete sociale (amici sui social), esprimere creatività e molto altro.

Dati recenti indicano che il 74% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni accede ad internet quotidianamente e l’emergenza Covid-19 ha reso ancora più imprescindibile la necessità di essere connessi in rete, spostando il piano delle relazioni da vis-à-vis a online. La rete non è un’entità astratta, ma diventa un vero e proprio ambiente parallelo nel quale ciascuno ha una propria identità (non necessariamente coerente con l’identità “offline”) che rappresenta ciò che vogliamo mostrare di noi agli altri.

I nostri adolescenti sono “nativi digitali”, spesso più abili dei genitori a navigare in internet, sempre al corrente delle ultime novità e pronti a sperimentare nuovi modi di entrare in relazione con il gruppo di coetanei … modi che vogliono prendere le distanze dall’influenza genitoriale, perché i ragazzi si stanno costruendo e si vogliono scoprire indipendenti ed in grado di compiere autonomamente le proprie scelte, spesso in aperto contrasto con la famiglia. Ciò serve a ridefinire i confini del nucleo familiare e sicuramente il modo dei genitori di rispondere a queste piccole grandi rivoluzioni è fondamentale nel buon esito delle traiettorie di sviluppo.

Gli adolescenti vogliono fare da soli, vogliono avere amici, vogliono essere popolari, vogliono essere “come gli altri”… spesso perché hanno bisogno di trovare il proprio posto nel mondo.

Soprattutto per loro, sospesi tra un’infanzia che sta stretta e l’età adulta non ancora pienamente raggiunta, il web diventa un nuovo terreno in cui esplorare possibilità, mettersi in gioco e fare nuove esperienze.

È così che

navigando in rete è possibile per loro costruirsi per come vorrebbero essere visti

sfruttando la distanza tra il modo in cui ci si racconta e le effettive limitazioni che la famiglia impone ma che, nel virtuale, possono essere celate.



PERICOLI DELLA RETE




La comunità virtuale è un luogo-non luogo che si vive da dietro uno schermo ma che, grazie ai recenti dispositivi tecnologici, ci accompagna ovunque (al punto da interferire, talvolta, con le relazioni in presenza).

Su un piano psicologico, si può avere l’impressione che le esperienze che si fanno online e le dinamiche che le accompagnano siano “meno reali”, quando invece lo sono eccome.

Ad esempio, il bullismo in rete diventa cyber bullismo, con la triste peculiarità di amplificare la portata del fenomeno oltre i confini spazio-temporali, rendendo la vittima ancora più indifesa.

Una caratteristica da considerare rispetto al mondo di internet è proprio il fatto che ciò che finisce in rete…resta in rete! È importante fare attenzione a porre in essere certi comportamenti che possono sembrare innocui, ma rischiano di segnare una persona in maniera indelebile.

Il sexting (sex + texting) è lo scambio di immagini sessualmente esplicite personali (messaggi, chat, social network). In una ricerca italiana condotta su 6500 ragazzi tra i 13 e i 18 anni è risultato che il 24% di loro ha scambiato almeno una volta immagini intime con il partner in chat o sui social e di questi il 15% ha subito la condivisione delle immagini senza consenso. La motivazione riportata dalle vittime appare in larga parte lo

scherzo (49%), poi ricatto (11%) e vendetta (7%). Questi ultimi due casi rientrano in ciò che viene chiamato sextortion o revenge porn.

Le reali conseguenze di tali comportamenti possono essere traumatiche e sono spesso sottovalutate.

Le stesse vittime nella maggior parte dei casi reagiscono con il silenzio

Nel caso di questa ricerca, infatti, il 53% ha dichiarato di aver fatto finta di niente, mentre il 31% di non aver detto nulla per vergogna e paura del giudizio.



IL PROBLEMA QUINDI E' INTERNET?

Bisogna demonizzare la tecnologia perché è pericolosa? No. Anzi. Un buon uso della tecnologia i problemi aiuta a risolverli.

Il fulcro della questione, in questo caso, si gioca a livello relazionale, identitario ed educativo.

Ciò che è cambiato negli ultimi anni non è tanto il “cosa”, ma il “come”.

Nel sexting, ad esempio, chi si fotografa si fida della persona a cui invia l’immagine, spesso come prova d’amore o per concretizzare una relazione. La fiducia può essere tradita e i contenuti diffusi in pochissimo tempo, attraverso fenomeni di condivisione possono raggiungere un numero esponenziale di persone e rimanere in circolo per un tempo indefinitamente illimitato.


Fenomeni simili e “prove d’amore” sono sempre esistiti, ma prima era difficile, ad esempio, avere una foto "senza veli" da scambiare con il fidanzatino (bisognava farla, portarla a sviluppare, non si poteva controllare il risultato finale); anche facendolo e anche nella peggiore delle ipotesi non si sarebbe arrivati ad una tale pervasività.



COSA FARE, QUINDI?


L’adolescenza mette a dura prova un po’ tutti… in particolare, l’apertura alla sessualità difficile da affrontare anche per i genitori, che faticano ad abbandonare l’idea del figlio come “bambino”, prefigurandosi un mondo pieno di pericoli dai quali vorrebbero proteggerlo, talvolta sostituendosi (erroneamente) a lui o evitando il più possibile il discorso.

È fondamentale mantenere un dialogo il più aperto possibile

perché l’adolescente che vuole prendere le distanze dalla famiglia è lo stesso che ha bisogno poi proprio dell’appoggio dei genitori come base sicura e per dare senso a ciò che gli sta succedendo. I genitori non sono amici, hanno un ruolo ben preciso e, auspicabilmente supportati dal sistema educativo, dovrebbero comunicare, prevenire, essere disponibili al dialogo ma non invadenti né giudicanti, stimolare un uso corretto della tecnologia, educare alla responsabilità ma anche alla sessualità, lasciando spazio all’educazione sentimentale.

Rivolgersi ad uno psicologo può offrire la possibilità di costruire uno spazio di dialogo nuovo e strategico, utile anche per fornire informazioni corrette e sostenere l’intero nucleo familiare, potenziandone le risorse.



Debora Riva

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