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Essere genitori di adolescenti oggi



ADOLESCENTI IN PANDEMIA

Essere genitore di un adolescente tipicamente non è un ruolo semplice da assolvere, tuttavia molti si saranno resi conto che, in questo periodo di reclusione forzata, il genitore ricopre un ruolo ancor più complesso.

D'altronde la pandemia sta mettendo alla prova tutti, sia gli adulti nel loro ruolo genitoriale che i figli.

Gli adolescenti sono rimasti ai margini e sono stati fortemente penalizzati, infatti la loro quotidianità è radicalmente cambiata. I ragazzi stanno affrontando le conseguenze delle diverse fasi che le restrizioni dovute alla pandemia hanno comportato a loro discapito: dall’interruzione delle loro attività scolastiche e sportive, all’improvvisa separazione da amici, insegnanti, nonni e figure di supporto per la loro crescita.

Per gli adolescenti la distanza sociale e la separazione dagli amici è vissuta come innaturale e faticosa e può provocare sentimenti di grande stress e irritabilità, che spesso manifestano sotto forma di frequenti cambiamenti di umore, insofferenza, ritiro e in alcuni casi aggressività, che riversano in particolare verso le figure genitoriali o verso i fratelli e sorelle.



IL RUOLO E I VISSUTI DEI GENITORI

Molti genitori mi chiedono come poter rappresentare una fonte di sostegno nei confronti dei figli.

La prima considerazione da fare è che

gli stessi genitori si sentono deprivati delle risorse necessarie per poter rappresentare una base sicura nei confronti dei figli

poiché essi stessi si sentono minacciati dalla situazione, esausti e depauperati.

Vedere i propri ragazzi sempre chiusi nelle loro stanze, irritabili o persino depressi, genera frustrazione negli stessi adulti.

Lo scenario attuale è abbastanza pesante, infatti secondo un recente studio, la pandemia ha fatto aumentare, in media del 30 per cento, le diagnosi di disturbi alimentari nei giovanissimi, rispetto all'anno precedente (febbraio 2020 - febbraio 2021). Si rileva che sono aumentati i casi di atti lesionistici, i tagli in particolare, e i tentativi di suicidio.

Insomma appare chiaro che questo ultimo anno stia avendo conseguenze drammatiche. Non è certo una passeggiata neppure per i genitori, alle prese con smartworking (quando si può, e sempre se il lavoro c'è) e didattica a distanza. Per loro il rischio burn-out è piuttosto elevato!

I genitori stessi stanno perdendo la ricchezza delle situazioni di scambio tra adulti e sono confinati in una relazione con i figli che crea stress e ansia.

Lo smartworking tanto quanto la Dad hanno aumentato le difficoltà dovute alla convivenza forzata e continuativa tra due generazioni con esigenze differenti.

Vi invito a rispettare l'autonomia dei vostri figli

ed evitare di diventare troppo esigenti con richieste incalzanti tipo: “metti a posto la camera, non stare sempre al telefono, studia, stai sereno….”. Lo spazio della Dad deve essere come quello della scuola in presenza: il genitore non c'è e non deve interferire continuamente per esercitare una pretesa di controllo. Per i genitori, diventa così importante imparare a tollerare dei confini e una distanza sufficiente che possa permettere al figlio di sentirsi sufficientemente libero.

Dover trascorrere più tempo a casa limita necessariamente certi movimenti di esplorazione e autonomia, che tipicamente in questa fase evolutiva vengono agiti fuori dalle mura domestiche. Per quanto possibile, diventa quindi importante poter garantire ai propri figli degli spazi privati, rispettandone i confini sia in termini di tempo che di spazio fisico.

Appare chiaro, dunque, che non solo i ragazzi in questo periodo sono scontenti, ma anche i genitori devono proteggersi dai sensi di colpa.

La convivenza in casa per periodi prolungati ha aumentato la conflittualità. Molti genitori nel vedere i figli rinchiudersi nella propria camera, collegati per molto tempo ai social network o giochi virtuali, hanno iniziato a reagire con costanti rimproveri, grida, minacce e punizioni, rischiando addirittura di portare i figli a comportarsi in modo peggiore. Di contro, i genitori sottomessi alle richieste o vessazioni del figlio possono generare una inversione di ruoli, aumentando la tendenza di alcuni ragazzi a voler esercitare il potere senza essere in grado di gestirlo, e a richieste sempre più esagerate. A questo punto, la casa che dovrebbe essere un luogo rassicurante per la famiglia può diventare un campo di battaglia dove genitori e figli diventano prigionieri di una lotta senza fine.

I genitori si sentono senza via d’uscita e, malgrado i loro sforzi, diventano parte di un circolo vizioso di sottomissione → pretese più importanti → ostilità genitoriale → intensificazioni delle intemperanze del ragazzo all’infinito.



COSA POSSO CONSIGLIARE AI GENITORI DI ADOLESCENTI?



Innanzitutto consiglio ai genitori di adolescenti di imparare il linguaggio dei figli e i loro interessi.

Capire cosa gli piace, i personaggi che apprezzano, le serie tv o i videogiochi che li affascinano è fondamentale per poterli capire e farli sentire compresi. I tempi sono cambiati e occorre che i genitori sappiano stare al passo e capire il tipo di codice comunicativo che utilizzano i figli!

Essere “connessi” a internet non è necessariamente un problema o un limite, infatti in questo periodo potrebbe rappresentare per i ragazzi l’unica risorsa a cui attingere per restare in contatto con gli amici.

Durante la quarantena i ragazzi hanno potuto sperimentare la sensazione di far parte di una collettività che ha reso paradossalmente tutti uguali e alla pari, tenendo conto che solitamente in adolescenza il disagio è alimentato dal confronto con gli altri e dal non sentirsi all’altezza di ciò che fanno gli altri coetanei. Essere tutti “livellati” allo stesso modo, ovvero tutti nelle stesse condizioni, ha permesso a molti ragazzi di attingere al sistema cooperativo che è una funzione celebrale importante per lo sviluppo delle capacità relazionali.

Pertanto mi sento di consigliare ai genitori una maggiore flessibilità rispetto all’uso dei social network o all’uso dei cellulari in questo particolare periodo di mancanza di contatto con i coetanei, ovviamente entro alcuni limiti da concordare con i figli.

Invito i genitori a creare una sana abitudine quotidiana in cui tutta la famiglia si libera dal cellulare o da altre interferenze come la televisione per dedicare almeno 15 minuti al giorno, magari durante i pasti, per lo scambio comunicativo.



COME GESTIRE I CONFLITTI

Rispetto ai genitori che si trovano spesso a dover sostenere comportamenti provocatori o aggressivi da parte del figlio è fondamentale che non cadano nella trappola del fare prediche, litigare, gridare o minacciare. Tutte queste forme di dialogo costituiscono una provocazione e portano all’escalation delle reciproche risposte ed al sentimento di impotenza! L’idea che dovete reagire immediatamente ad ogni dichiarazione, rivendicazione, lamentela, accusa o provocazione da parte di vostro figlio per evitare che prenda il sopravvento è fondamentalmente scorretta. È molto più utile ed efficace far ricorso ad una reazione differita nel tempo. Prendetevi del tempo per preparate la vostra risposta. Il silenzio non è espressione di debolezza o sottomissione, eventualmente potete semplicemente rispondere con alcune parole come:

“Questo non mi piace e devo rifletterci”.

Questo tipo di dichiarazione dovrebbe essere pronunciata senza nessun’allusione minacciosa ma come l’affermazione di un fatto, e andrebbe ripetuta in più occasioni in modo tale da far capire che il vostro silenzio non significa che l’argomento sia chiuso. Il silenzio senza sottomissione è più efficace che qualsiasi predica o discussione e rende chiaro il fatto che non siete più pronti ad accettare le sue proposte di conflitto.

Infine durante i momenti più difficili vi invito a ripetere nel vostra testa :

“Non lasciarti provocare, stai calmo/a, non lasciarti provocare!”

Per non arrivare ad una situazione in cui le lotte ed i conflitti costituiscono il nucleo centrale del vostro rapporto con vostro figlio, è importante ricorrere a degli atti conciliatori.

I principali tipi di attività di conciliazione sono le dichiarazioni verbali o scritte che traducono la stima e il rispetto verso vostro figlio, le sue capacità, le sue qualità o anche la sua tenacia. Non dimenticate di fare ogni tanto anche delle piccole sorprese, come quelle di preparagli un piatto che apprezza particolarmente o di fargli un regalo simbolico. Non bisogna esigere che il giovane accetti queste sorprese. Se avete preparato un cibo che ama, non si deve pretendere che lo accetti. Non temete di essere percepiti come deboli dopo questo gesto, l’obiettivo non è essere i più forti, ma dimostrare la vostra presenza!

Proprio per questo vi ricordo che anche in pandemia è possibile proporre delle attività da svolgere insieme: potreste proporgli di andare in bicicletta, di vedere un film o di giocare insieme al suo videogioco preferito. Ricordatevi che ha il diritto di rifiutare senza che questo rifiuto sia utilizzato contro di lui e che la vostra presenza è il miglior mezzo per proteggere e sostenere vostro figlio.

Un elemento importante da tenere a mente è che

l’osservazione del comportamento dei genitori è una fonte di apprendimento cruciale per i ragazzi.

Generalmente tale canale è più potente rispetto alle informazioni che vengono trasmesse loro verbalmente.

Infine non mi resta che invitarvi a ricorrere alla richiesta di un sostegno di un professionista esperto, magari una delle psicologhe o psicoterapeute della nostra associazione “Il Mosaico delle Idee” che possa aiutare voi o vostro figlio adolescente, prima che la situazione vi sfugga di mano!


Simona Lassandro

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